#15- La mascolinità fascista tra mito, corpo e propaganda
Analisi di retorica e cultura che hanno contribuito a forgiare una società patriarcale e bigotta nel nostro paese.
1.
Origini del “Nuovo Uomo” fascista
Il progetto fascista mirava a plasmare una nuova identità maschile: virile, antirazionale, militarizzata e corpuscolare. Questo “Nuovo Uomo” era pensato come antitesi all’uomo moderno, “femminilizzato” e urbano. Era un’ideologia di pura forza e disciplina, legata all’azione, alla guerra e al sacrificio per la patria ().
L’evoluzione di questo modello venne celebrata anche in Gerarchia, la rivista fondata da Mussolini nel 1922, usata come veicolo per diffondere caricature dell’uomo forte, padre della nazione e custode dell’ordine patriarcale .
2.
Corpo militarizzato e ruolo del regime
I corpi maschili furono rimodellati tramite:
Arditi e squadre d’azione: ex combattenti glorificati come pionieri dell’uomo violento e obbediente .
Ginnastica pubblica e gruppi giovanili (Opera Nazionale Balilla, Littorio): massicce dimostrazioni muscolari e saluti a Duce e bandiera, con ragazzi che diventano icone viventi della virilità dominatrice .
L’Istituto Luce e Giornale Luce: cinema, fotografia e cinegiornali per enfatizzare corpi mastodontici, mascelle quadre, spalle larghe – immagini pubbliche che riducono ogni mascolinità a potenza, azione, sottomissione .
3.
Propaganda artistica: estetica del patriarcato
Il regime mobilitò artisti e designer – dal futurismo all’iconografia monumentale – per creare un’estetica totalizzante fatta di scenografie, statue, manifesti patriottici. Poster e mostre, come la “Mostra della Rivoluzione Fascista” (Palazzo delle Esposizioni, 1932–34), erano structured come strumenti educativi di massa che trasformavano la mascolinità in rituale collettivo .
Manifesti esaltavano corpi plastici e ascese virili: la figura del Duce e delle truppe nere diviene appiglio simbolico per misurare la “forza” maschile patriarcale.
4.
Effetti sul ruolo femminile e affettività
Dopo aver identificato la mascolinità con potere e violenza, il regime la implementò a scapito di femminilità ed emozioni: il patriarcato non includeva cura, empatia o debolezza – questi erano attributi femminili, da combattere.
La retorica antifemminista rafforzò stereotipi tradizionali di donne come madri e cuoche, marginalizzando le loro espressioni emotive e sociali.
5.
Continuità moderna: virilità performativa vs tossicità patriarcale
Oggi esistono chiari eco di questa virilità performativa:
Manifestazioni neofasciste richiamano la teatralità autoritaria (saluti, parate, uniformi).
Il revival di discorsi virili estremi sui social ha radici in quel modello fascista di mascolinità totalitaria.
L’estetica della forza e dell’ingiustificata brutalità rimane arma di controllo, tanto ieri quanto oggi.
📦 Box tematico: Il Nuovo Uomo del fascismo
❓ Cos’è il “Nuovo Uomo”?
Nato nel primo dopoguerra e teorizzato da Mussolini e Achille Starace, il Nuovo Uomo rappresenta il modello virile antitetico al “panciafichismo” borghese e cosmopolita: un uomo duro, nazionalista, militarizzato, dedito alla disciplina patriottica, slegato da ogni sentimentalismo o emozione “debole” .
🏋️♂️ Corpo, spirito e razza
Educazione corporativa: scuole, balilla e squadre giovanili formati per creare cittadini-difensori del regime, con scuole e sport concepiti per forgiare resistenza fisica e spirito di sacrificio ().
Propaganda visiva: eventi come la Mostra della Rivoluzione Fascista e il cinema Luce idolatrizzavano corpi scolpiti, pelli dure, mascelle quadrate: l’estetica patriarcale diventa rito pubblico collettivo .
🔧 Utopia totalitaria
Il Nuovo Uomo non era solo un modello di forza: doveva incarnare una nuova civiltà post-liberale, anti-borghese, coesa attorno allo Stato ().
Era un esperimento antropologico: esperti come Giorgio Alberto Chiurco guidavano riforme educative, eugenetiche e sportive per trasformare ogni italiano in individuo-soldato del regime .
🚧 Eredità tossica oggi
Il mito del Nuovo Uomo al maschile rimanda ai nuovi maschi virili digitali: autoritari, performativi, intolleranti alla debolezza o sensibilità.
I revival neofascisti riproducono estetiche, saluti, ritualità militari: la mascolinità torna strumento di potere e intimidazione.
🗂 Fonti d’archivio & ricerca
Archivio Luce: cinegiornali e spot educativi; conservati in Istituto Luce e ripubblicati online .
Gerarchia (1922–1943): rivista ufficiale, fonte primaria di propaganda fascista .
Mostra della Rivoluzione Fascista (1932‑34): vera fabbrica visiva dell’uomo fascista .
Studi accademici: articoli su mascolinità e sport fascista, il “Nuovo Uomo” e le dinamiche tra genere e potere ().
✅ Conclusione: perché questo deep‑dive serve
Analizzare la mascolinità fascista non è rimpiangerla: è fare i conti con la costruzione di un modello tossico che resiste nel tempo, e recuperare strumenti per decostruire discorsi di forza che nascondono vulnerabilità, violenza e autoritarismo. Un approfondimento necessario per chi lotta contro la mascolinità tossica: scoprire da dove nascono, come funzionano, e come smontarle con arte, cultura e consapevolezza.







